Breve introduzione al Catalogo delle Opere
La musica di Paolo Ricci si colloca, come la musica di quei coetanei che hanno deciso di proseguire la strada
tracciata dalla coraggiosa generazione di Darmstadt, in un contesto storico-culturale le cui molteplici insidie
sembrano indurre al livellamento o persino all'afasia. Un'inclinazione naturale per il canto, la quotidiana pratica strumentale, la passione per le arti applicate
semplici e al contempo raffinate, l'abilità visiva di immaginare e trasformare ambienti- tutto ciò conduce ad
un approcioartigianale, quasi manuale.
Ricci non progetta una composizione,ma scrive improvvisando.....
Questo "stile di fantasia" produce oggetti che non solo
sono di indubbio interesse sonoro, ma il cui apparire e dileguarsi è regolato da un "timing" di straordinaria efficacia.
Superata la lunga e sofferta fase figurativa, Ricci è ritornato al mito esperessionista di gioventù- l'immediatezza espressiva
come esito di una "necessità interiore"- mito secolarizzato dell'esperienza, ancor viva o rinnovata, delle costruzioni sonore di
Nono, Xenakis e Ligeti. Ricci è forse più di prima cesellatore di oggetti e creatore di ambienti. La sua musica è fatta di improvvise
apparizioni e di stasi in cui gli oggetti oscillano, vibrano, roteano in uno spazio immaginario.Sono eventi che si connettono
in conformità a traiettorie inconsce, non narrative.Essi vanno ascoltati così come sono stati generati:in profondità.
da: Gianmario Borio, prefazione al libro "Linguaggio musicale di Paolo Ricci"
a cura di Renzo Cresti
(Miano Editore).
